La mia esperienza in Angola

E’ il 25 Novembre 2013. E’ il  grande giorno, riparto per l’Africa!

Questa è stata per me la seconda esperienza, sono partita quindi con la consapevolezza di ciò che mi aspetta una volta arrivata in Angola. E adesso che sono ritornata, non posso tenere per me quanto ho ricevuto.

Durante il mio mese a Funda , ho avuto l’enorme fortuna di conoscere delle persone meravigliose e di fare delle esperienze dal valore unico. Ero felice di vivere e lavorare nel centro medico tra delle persone che mi hanno sempre accolto col sorriso. Perché lì le persone non chiedono nulla, le vedrai solo correre verso di te, sorridenti, per sapere come stai, per urlarti con gioia il loro saluto, per farti sentire che sei il benvenuto fra loro.

Impareranno subito il tuo nome e lo grideranno affinché tu sappia che non ti dimenticheranno mai.

Il centro Beniamino sta cercando di dare una risposta concreta non solo con programmi nutrizionali e assistenza sanitaria ma anche attraverso un programma scolastico completo.

Tutto questo grazie all’infaticabile lavoro dei missionari Lidia e Idevaldo, Oscar e Luisa e il pastore Davide ed Eunice, uomini che hanno consacrato una vita al Signore per davvero, scegliendo di vivere ai confini del mondo, lontano da ogni comforts e che dopo anni non sono ancora stanchi di donare amore a quella gente e di accogliere i più affaticati e oppressi.

A proposito dei missionari che abbiamo incontrato, che ci hanno accolto, e che ci hanno aiutato. Li vorrei ringraziare tanto per la loro testimonianza di vita, per il loro coraggio di rimanere con la gente, anche in situazioni difficili, per la loro capacità di amare, per il loro entusiasmo nonostante le malattie, le incomprensioni e a volte l’esperienza spiacevole di sentirsi usati.

Come non ricordare l’incontro con i giovani, nella chiesa, nei villaggi. Cercando di scambiarci, davvero alla pari, le nostre esperienze, la nostra cultura, i nostri sogni. Un centinaio di giovani, hanno animato la celebrazione dei culti con un tale entusiasmo, capace di farci rabbrividire per ore. Laggiù, dove manca tutto, forse la gente riesce con più facilità a ricercare l’essenziale, e con la pancia un po’ meno piena della nostra ha davvero fame dell’unico Pane di Vita.

Infine, ma non certo per importanza, ringrazio il Signore che mi ha accompagnata e ha guidato questo viaggio dal primo all’ultimo giorno.

Tornando a casa non si può far finta di niente,  la tranquillità di quel mondo che sembra lontano mille anni ti resta impressa. L’Africa si fa ricordare, si fa pensare, si fa mancare. Resta la tenerezza di un bimbo che ti afferra la mano e non te la lascia. Resta l’ amarezza per quelle mamme sedute per terra negli ambulatori in attesa di essere chiamate, per quelle capanne isolate, per i piedi rovinati e i vestiti stracciati.

E’ sicuramente un’esperienza che ci ha lasciato molto dispiaciute quando siamo dovute ripartire ma che ci ha anche lasciato una nostalgia di quella vita semplice basata esclusivamente sul rapporto umano.

Quello che ti porti dietro nel bagaglio interiore, quello che ti resta quando torni, non il ricordo di quel poco che fai, ma sono tutti i momenti vissuti.

Tanti, prima di partire mi hanno detto “Che coraggio, andare in certi paesi..” ma il difficile non è decidere di partire, il difficile è tornare a casa, riprendere la vita frenetica di tutti i giorni, senza che il pensiero non torni costantemente  a Funda, ai suoi bambini.

Non è il tuo mondo o meglio, non lo era. Ma messo a confronto a tutto questo, l’acqua corrente e le lenzuola pulite sono poi così importanti?

www.amen-onlus.it

Relazione Dr Tommasi

In seguito la relazione dell’ultimo viaggio del  Dr Aurelio Tommasi, responsabile del Centro Medico del centro Benimino a Funda, che periodicamente organizza spedizioni di volontari medici e paramedici dall’Italia per rispondere ai bisogni sanitari della popolazione di Funda: 

Mi reco a Funda, sempre assieme a qualche professionista della mia equipe, 3 o 4 volte all’anno, ma l’ultimo viaggio del giugno scorso, è stato organizzato per uno scopo particolare. Finora i medici e gli infermieri che hanno avviato e sostenuto la parte medica del Centro Beniamino, venivano ospitati nella casa dei Missionari Lidia ed Idevaldo, con una certa ovvia difficoltà logistica che coinvolgeva sempre anche i Missionari Eunice e Davide. Si era, quindi reso necessario costruire un alloggio idoneo ad ospitare i professionisti che periodicamente, a giri sempre più stretti, si recheranno a Funda ad aiutare, ma sopratutto ad istruire il personale locale. Il problema è stato affrontato con i responsabili di AMEN e risolto con l’invio di un discreto aiuto economico da parte della associazione I.M.E.T. onlus e soprattutto di alcuni volontari muratori ed elettricisti per costruire materialmente l’abitazione.

Nel frattempo era già arrivato a Funda dall’Italia il Container da noi spedito con dentro, oltre ad un ambulanza 4X4, anche gran parte del necessario per arredare l’abitazione (letti, lavatrice, frigorifero, ecc). Così, il giorno 31 di maggio di buon mattino e non senza qualche difficoltà, siamo arrivati a Funda. Aurelio, Mauro (un infermiere con grande esperienza in Medici senza Frontiere), Mario, Dario, Ezio, Mirco e l’insostituibile Paola che nell’ombra ha sostenuto da sola tutto l’aspetto logistico: pasti, pulizie, lavaggio degli indumenti, oltre anche, nei pochi momenti liberi, supporto sanitario negli ambulatori. Il lavoro è iniziato subito, tutti i giorni, domeniche comprese, dall’alba al buio completo.

Sabato 1 giugno alle 4 del mattino, io, Lidia e Paola siamo partiti per Damba, verso il Congo, per riprendere il piccolo Aurelio, fratellino di Manuèl ospite dal febbraio scorso dei medici italiani del CUAMM di Padova e del loro ospedale locale. Aurelio era completamente guarito dall’asma che gli creava problemi. Siamo subito ripartiti, sedici ore di guida su strade non sempre facili e con frequenti discussioni ai numerosi posti di blocco della Polizia angolana.  Poco prima delle 22 Aurelio Jr era di nuovo a Funda tra le braccia dei volontari e di Paola.  Dopo qualche giorno è passato a quelle di Luisa, la moglie Oscar, che lo terrà fino al sopraggiungere di qualche soluzione definitiva.

Dopo due settimane di lavoro ininterrotto, la casa, che al nostro arrivo aveva solo le fondamenta ed i muri perimetrali, ha preso forma.

Al 12° giorno sulla porta della casa è comparso un mosaico: con scritto: “ Casa Manuel” . Con questo gesto i volontari hanno voluto dedicare questaabitazione a Manuèl ( il fratellino del piccolo Aurelio), il bambino che a Funda ha sofferto più di ogni altro e che ora è in Italia, in Trentino, per cure mediche a casa di Susi e Renzo Corona,. Fu Manuel, la sera prima che partissi, a darmi in mano un suo disegno con su scritto: “Casa di Manuel”: Quella sera subito dopo avermelo dato, lo rilesse con me e rimase silenzioso: corse a prendere un pennarello e aggiunse il cognome “Corona”  dicendomi: “io adesso sono Manuel Corona, mi chiamo come il nuovo papà, attacca questo disegno sulla porta della casetta!”.
Il lavoro è stato forzatamente sospeso a mezzogiorno di venerdì 14 giugno, ma solo perché l’aereo per Madrid ci aspettava alle ore 22. Appena i lavori di pavimentazione e di rifinitura dell’abitazione saranno completati, Lidia mi chiamerà e ritornerò a Funda per arredare “Casa Manuel” affinché diventi definitivamente un rifugio confortevole per i medici e gli infermieri che dall’ Italia andranno a Funda e per in Pastori di AMEN che con la loro tenacia e la loro preghiera ci  stanno permettendo di far partire in quel luogo una servizio sanitario di tutto rispetto.

La mia esperienza in Angola

Non e’ cosa facile riassumere  in breve i miei tre mesi di permanenza in terra d’ Africa ricchi di fatti , nuove emozioni  e sensazioni che hanno caratterizzato la mia esperienza , principalmente presso il centro Beniamino della Missione  A.M.E.N. A confronto di tanti luoghi già visitati nel mondo, l’Africa e in particolare l’Angola può  essere considerato un paese che non può non lasciare  un’ impronta particolare  nell’animo di coloro che hanno modo di visitarlo.

I fattori che principalmente lo differiscono dagli altri posti sono l’estrema povertà, l’arretratezza nel modo di vivere, la presenza di malattie letali e tanta sofferenza di un popolo che ancora porta i segni della guerra civile ormai terminata da una decina di anni. Il centro Beniamino sito nel piccolo paese di Funda , nei pressi della grande città di Luanda, va a rappresentare un’ oasi per le persone che lo abitano e dunque un beneficio sia a livello materiale per la presenza di una scuola, di un panificio,di un centro medico e di un laboratorio , che a livello spirituale per la presenza di una chiesa.

Camminare per Funda,  per la prima volta significa vivere delle sensazioni particolari : la presenza di sentieri di terreno, fango e spazzatura fiancheggiati da casette di pietra rende ben evidente la mancanza di igiene del luogo. La popolazione conduce piuttosto una vita all’aperto : uomini e donne che siedono all’esterno delle loro casette o semplicemente per terra ai piedi di un albero trascorrendo il loro tempo a  dialogare; donne impegnate a trasportare sul loro capo un secchio d’acqua; ma soprattutto ciò che non passa può passare inosservata è  la presenza di tantissimi bambini quasi tutti a piedi nudi che giocano nel terreno, e correndo qua e là, cercano il loro divertimento in giochini fatti di rami secchi, e vecchie ruote. La parte bassa di Funda  e’ bagnata dal fiume  Nzenza,   le cui acque se da un lato rappresentano l’ambiente in cui quotidianamente le donne si impegnano a  lavare i loro panni o l’unico  modo per le persone del luogo di bagnarsi, dall’altro sono le medesime   che  la gente del posto utilizza per dissetarsi.

Un’importanza radicale  per una percezione più profonda delle difficoltà e delle problematiche della vita reale del luogo, ha costituito l’incontro personale di due bambini del paese di Funda . La prima immagine agghiacciante impressa nella mia mente che riguarda una delle mie prime passeggiate in visita di quel paese è rappresentata dalla figura emblematica  di Eva: una bimba di nove anni priva di braccine e gambette  giacente triste e sola nel terreno. Il solo  immedesimarsi nel suo dolore ed dunque empatizzare non solo con la vita difficile  e limitata che conduceva  ma la sua condizione di solitudine   è  significato per me  caricarsi di  un peso enorme.

Un’altro incontro che mi ha segnato  in maniera particolare, rivelandosi un grande oggetto di riflessione del paese di Funda  e’ stato quello   di Antonio : un bambino di dieci  anni era lì nella parte alta di Funda impegnato a raccogliere del mango da portare a casa. Antonio rappresenta solo un piccolo esempio  di tanti bambini costretti a lavorare  con l’intento di aiutare le loro madri a badare alla famiglia. La realtà di padri aventi più di una famiglia va a complicare spesso la vita dei figli che si vedono già  nella loro tenera età impegnati nel sostenimento familiare.

Il problema  fondamentale che incide enormemente sullo sviluppo e il miglioramento della vita di Funda è proprio l’esistenza di una  cultura fatta di usi ,costumi ed un’educazione errata   che frequentemente va a costituire  un limite per lo sviluppo  di questo paese. Per quanto concerne il matrimonio legale può essere considerato inesistente. Le famiglie legalmente sposate sono pochissime . Questa realtà dipende dalla tradizione secondo la quale il marito deve offrire una dote molto cara per la propria moglie. Questa usanza difficile da essere rispettata  dalla maggior parte della popolazione a causa di condizioni di povertà e dunque la mancanza di beni materiali spiega la presenza di tante ragazze madri. Molteplici sono le ragazze che a partire dalla loro età  di dodici, tredici e quattordici anni , per niente mature e pronte alla responsabilità di una vita familiare, portano alla luce dei bambini che vengono dunque cresciuti ed educati con ben poca cura. Non esistendo  quindi  un  benessere  economico la prole diventa pertanto sinonimo di ricchezza: tanti bambini vengono messi al mondo  senza  che i genitori si domandino sulla possibilità anche economica  per allevare  i loro figli. La morte di un figlio va a tradursi di conseguenza, purtroppo, per  molteplici  famiglie come” un peso in meno” a cui badare.

A questo proposito desidero raccontare un aneddoto, una vicenda vissuta in prima persona. Seppure il mio ruolo quotidiano presso la missione era nella vendita del pane presso il panificio della missione, ho avuto un giorno l’occasione di affiancare la missionaria  Lidia nella visita dei vari pazienti. Tra le tante persone che giunsero in quel giorno al centro medico vi erano una madre  con una figlia dell’età di circa tredici anni. La grande esortazione di Lidia per quella donna fu quella di prendersi cura della figlia date le sue condizioni salutari gravi di malaria e denutrizione acuta. A grande sorpresa di tutti presenti  la madre confessò al farmacista del nostro centro medico di non avere intenzione di spendere del denaro per la sua figlia. La triste storia è che  dopo circa due settimane abbiamo assistitito alla dipartita della giovane ragazza.  Sono storie queste che ti lasciano senza parole  e danno spazio a tanti perchè sulla vita e le condizioni di questo luogo. Protagonista di questa vicenda è stata una giovane ragazza frutto di un primo matrimonio fallito. Il totale disinteresse della madre nei confronti  dei figli va a colpire parecchi bambini che sono frutto di un primo” matrimonio” e vengono pertanto considerati un ‘in piu’ rispetto alla famiglia che si va a creare nel secondo “matrimonio”.

In due casi principali i bimbi di questo territorio  quasi inevitabilmente vanno incontro ad una condizione di solitudine e abbandono:  famiglie che vedono la dipartita della madre da una parte, assistono contemporaneamente ad un abbandono dei figli da parte del padre che decide di prendere una seconda donna;  famiglie in cui la madre è alcolista la figliolanza è  costretta a crescere da sola e a badare a se stessa.  Quest’ultimo caso ha caratterizzato i fratellini di Manuel,il bimbo per il quale l’equipe di Crispano si è tanto adoperato per una ricostruzione facciale, i cui fratellini sono stati raccolti nell’orfanatrofio della missione Remar nella quale ho avuto la possibilità di permanere per circa due settimane facendo una bellissima esperienza con bambini molti dei quali orfani .

L’esistenza del centro  Beniamino comprendente  una scuola nella quale si possa avere modo di trasmettere dei valori ed una educazione oltre che  sostentamento quotidiano costituito da una merenda e un pasto quotidiano assicurato ,di un centro medico completamente gratuito in cui poter dare assistenza per le più svariate malattie e di un laboratorio nel quale poter provvedere alla produzione di medicinali e  di un panificio come mezzo per alimentare la popolazione del centro   va ad assumere un ruolo fondamentale in questo paese.

Di grande stima è l’ incessante lavoro dei missionari Lidia e Idevaldo, il pastore Davide ed Eunice che con l’aiuto di Oscar e Luisa si dedicano costantemente con impegno ai bisogni di questo luogo.

L’assistenza spirituale è provveduta grazie all’esistenza di una chiesa caratterizzata da giovani che si inginocchiano e pregano,forse meno attaccati ai beni materiali e al divertimento ma che sono  grati a Dio per tutto quanto posseggono.

Il mio appello  a voi cari lettori  è quello di non considerare  il centro Beniamino e dunque l’Angola come una realtà  lontana e distaccata ma,unendoci  ai fratelli della comunità li in Angola possiamo sostenere la missione e i missionari innanzitutto con una preghiera costante con la convinzione che lo stesso Dio che e- stato in grado di fermare i venti e le tempeste possa fermare le tempeste di questo luogo . Non bisogna sottovalutare e trascurare anche la necessità di sostenere anche finanziariamente il centro . I costi per sostenere una simile opera sono sempre elevati ma Dio benedice  un cuore allegro che dona .

In conclusione come la regina Ester nella Bibbia chiese al che il suo popolo fosse risparmiato dalla distruzione anche noi possiamo rivolgere la nostra costatante intercessione al trono del nostro Re dei Re  affinchè intervenga, salvi e redima questo luogo.

Angela Bachmann

Volontaria Amen ONG

Salvati dalle macerie

In seguito la mail di Lidia Ghisolfi una delle missionarie AMEN impegnate nell’opera all’interno del Centro Beniamino in Angola, la quale ci ha raccontato di un vero e proprio miracolo avvenuto poche notti fa:

Vi scrivo per raccontarvi una esperienza che non avremmo mai pensato di vivere. In questi periodi qui, in Angola, assistiamo a violente tempeste tropicali, le quali causano molti danni nei villaggi angolani che per lo più sono composti da capanne o baracche. Proprio la notte scorsa un Imbondero (enorme albero tropicale della famiglia dei Baobab) è caduto su di una baracca schiacciando così una coppia con la loro piccola bambina di appena due mesi di vita. Gli abitanti del villaggio resosi conto della disgrazia ci hanno immediatamente avvertito dell’accaduto. Siamo intervenuti tutti insieme e ci siamo dati da fare per salvare la vita di questa famiglia(vi alleghiamo delle foto del salvataggio). Abbiamo scavato con ogni mezzo a nostra disposizione e solo alle 8.30 siamo riusciti a trarli fuori uno dopo l’altro Eravamo stanchissimi ma è stato un momento unico per tutti noi,  perché ancora una volta ci siamo scontrati con la sofferenza ma anche con l’aiuto e la potenza di Dio con noi. Quando sono giunti i soccorsi governativi  il past. Davide continuava a dirigere le operazioni di soccorso (pompieri inclusi) e tutti dipendevano dalle sue labbra.  Dio sia lodato! Infine i feriti sono stati accompagnati  all’ospedale e purtroppo la mamma non ce l’ha fatta, è deceduta in ospedale dopo qualche giorno. Le lesioni erano troppe per il tipo di assistenza ospedaliera africana. Per grazia di Dio il papà e la bambina  stanno bene. Il centro Missionario  è per gli abitanti del villaggio, il vero punto di riferimento dove bussare e chiedere aiuto e soccorso in qualunque ora del giorno e della notte, e noi siamo coscienti  che la missione AMEN continua  a salvare molte vite umane  con la mensa , con l’autoambulanza e con il  centro medico e … qualche volta … anche con le nostre mani.

Un Sogno Chiamato: Africa!

Riuscire a spiegare ciò che provo con le parole non è mai stato semplice per me , e lo è ancora meno quando le emozioni sono così forti e così intense, non credo di esserne capace, dal momento che, per quanto utili, le parole non potranno mai dire abbastanza sulle emozioni che una simile esperienza ha suscitato in me.

E’ già passato circa un mese dal mio rientro, un viaggio che ho sempre sognato, sin da piccola, e che in realtà, mai pensavo che avrei avuto davvero il coraggio di fare… In questo mese trascorso nel centro Amen ho avuto modo di poter “collaborare” nel Centro Medico insieme alla Missionaria Lidia, le persone di Funda e dei villaggi nei dintorni arrivano in qualunque ora del giorno e della notte in condizioni disperate. Ci si ritrova a dover fare anche i medici. Come, forse, ogni persona che ha avuto modo di fare questo viaggio , alla fine poi ti rendi conto che il Centro Amen è davvero “un’oasi nel deserto”. I missionari, le persone che Dio ha scelto per poter gestire il centro, fanno un lavoro eccezionale, curando ogni aspetto dalla manutenzione del centro all’aspetto spirituale.

Immensamente contrastanti sono state le emozioni che l’Africa è stata capace di regalarmi. In tutto ciò, l’unica certezza che mi sono portata dietro è che ciò che ho ricevuto dai bambini e dalle persone che ho incontrato è molto più grande di ciò che sono riuscita a dare.
Banale dire che sono i bambini a rendere il tutto così speciale e così unico, con la loro semplicità, il loro amore per la vita, il loro sorriso. No, non sono tornata, credo di essere rimasta li. Non sono ancora tornata e non so se voglio, se posso!
Ora sono in una sorta di limbo, in sospensione tra due mondi. C’e una casetta li a Funda, dove ho vissuto giorni e dormito notti senza tempo, dove ogni risveglio aveva un perché. Mi vedo ancora li seduta.
L’Africa mi tira per un braccio, l’altro lo ha afferrato la mia vita di sempre, scaraventandomi qui, so che presto la mia vita mi riacciufferà, strappandomi a quelle manine che mi afferravano le braccia, a quei sorrisi sinceri che mi riempivano il cuore di gioia, a quegli occhi riconoscenti del nulla che gli ho dato , all’ ansia di fare il più possibile, di rimediare a tante situazioni, di cambiare qualcosa, di riuscire, nella consapevolezza terribile della propria impotenza…
Quei giorni trascorsi troppo velocemente mi hanno insegnato cose che non ho appreso in una vita intera. Il viaggio intrapreso circa un mese fa era, a mia insaputa, di sola andata. Ma, nonostante tutto, il desiderio di tornare in Africa è fortissimo. Lo chiamano “mal d’Africa”. Se dovessi definirlo direi che consiste nel fatto che il tuo viaggio non finisce mai, anzi sembra iniziare al rientro, quando realizzi che, nonostante la tua vita e quella delle persone che hai incontrato procederà come sempre, tu non puoi rassegnarti all’idea che la tua esperienza si chiuda lì. Per il resto, l’Africa non si può raccontare. Si può solo scegliere di viverla.

Francesca Chiarolanza

Diario di un viaggio in Angola

Una delegazione dell’A.M.E.N, Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni, si è recata in Angola per inaugurare, nel centro Beniamino di Funda, nella provincia di Cacuaco, un panificio (“padaria” in portoghese), che consentirà la produzione di pane per I bambini e i ragazzi della scuola del centro. La delegazione era composta da alcuni pastori, membri del consiglio nazionale dell’AMEN, tra cui il presidente Remo Cristallo, il tesoriere Tonino Romeo insieme alla moglie Nunzia, i pastori Michele Passaretti, Daniele Bachman, Giovanni Gaudino, le sorelle Melania Iodice e Maria Babbolo della chiesa di Aversa, e il sottoscritto.

 

Il viaggio è iniziato Lunedi 7 Maggio, con volo Roma – Dubai – Luanda, con arrivo nella capitale angolana Martedì 8 Dopo ben 16 ore dalla partenza.  Funda, dove si trova il Centro “Beniamino” dista una cinquantina di Km. da Luanda, ma ci sono volute due ore prima di arrivare a destinazione, a causa del traffico, che definire caotico è un eufemismo. Ma il disagio del viaggio è stato compensato all’arrivo nel Centro, dove centinaia di bambini e ragazzi, sventolando bandierine italiane e angolane, ci hanno festosamente accolto.


Mercoledì 9 è stato particolarmente proficuo sul piano dei rapporti istituzionali, in quanto la delegazione è stata ricevuta dall’ambasciatore italiano in Angola, dott. Giuseppe Mistretta, nella sede dell’ambasciata italiana a Luanda,  dove l’ambasciatore ha espresso il riconoscimento e l’apprezzamento per il lavoro cheAMEN svolge in questo paese, e la promessa di essere presente all’inaugurazione del panificio, nella giornata di venerdì 11. L’ambasciatore si è meravigliato che ancora in Italia l’AMEN non sia riconosciuta come ONG (organizzazione non governativa), mentre lo è in Angola, e ha promesso il suo impegno personale affinché questo avvenga al più presto.

La delegazione è stata anche ricevuta all’ UTCH, (unità tecnica coordinamento aiuti umanitari), dalla direttrice, dott.ssa Maria Hassis, che ci ha non solo promesso sostegno nelle varie pratiche burocratiche che normalmente devono essere svolte in Angola, ma anche dato preziosi suggerimenti di natura tecnica, per evitare disagi e costi elevati nello sdoganamento delle merci che periodicamente l’Amen invia in Angola.

Infine, non meno importante è stata l’intervista che il pastore Remo Cristallo ha rilasciato alla Radio Nazionale Angolana, e che è stata poi trasmessa nella giornata di Venerdì. Singolare è stata una delle domande poste dalla giornalista angolana, sul paragone che si può fare tra il pane distribuito da Gesù e il pane che riceveranno dall’AMEN i bambini di Funda. Il pastore Cristallo ha avuto così l’assist per dichiarare, a un così vasto bacino di ascoltatori, che “solo Gesù è il pane della vita…” e il Suo pane ci dona “vita eterna”.

Nei giorni successivi abbiamo avuto modo di visitare alcune chiese locali, dove abbiamo potuto lodare il Signore insieme ai credenti di quelle comunità. La presenza evangelica in Angola è in continua crescita. Ci sono in Angola numerosissime chiese e si calcola che la percentuale di credenti oggi sia del 30 -35 %.

 

Venerdì, alle ore 10,30, è iniziata la cerimonia di inaugurazione con il canto dell’inno nazionale angolano da parte dei bambini della scuola. Sono intervenuti l’ambasciatore italiano, il prefetto della provincia di Cacuaco, dott.ssa Rosa Jonathan, che tra l’altro è una credente, un rappresentante dell’UTCH, autorità locali e il dott. Soma Andrè, pastore di un gruppo di chiese delle Assemblee di Dio e provveditore agli studi regionale, del ministero dell’educazione.

Dopo aver dato la parola ai diversi  ospiti presenti per una parola di saluto, è stato tolto il drappo che copriva l’insegna del panificio. Dopo pochi minuti, tutti i bambini presenti hanno potuto gustare il primo pane prodotto dalla “padaria” dell’AMEN in Angola.

Un altro progetto, grazie a Dio, è stato così portato a termine. Sembrava impossibile, a causa dei costi e delle distanze, ma Dio lo ha reso possibile. Il costo del progetto si aggira intorno ai 180.000 Euro, e tutto il materiale è stato acquistato in Sud Africa. Si va ad aggiungere ai progetti già realizzati da AMEN in Angola:

–         Il centro medico, che funziona anche da pronto soccorso, dove mediamente ogni giorno vengono curate una settantina di persone gratuitamente, e che dispone anche di un’autoambulanza nuova per i casi più gravi.La scuola, che da la possibilità a 1.700 bambini non solo di essere istruiti, ma di poter avere un piatto caldo ogni giorno. Le aule scolastiche vengono utilizzate anche per  adulti (alfabetizzazione), e giovani (vari corsi).

–         Il laboratorio di farmacologia, che è stato il nostro “hotel” in questi giorni (quando si va in missione ci si adatta e ci si arrangia), e che comincerà nei prossimi mesi, con il supporto e il patrocinio dellafacoltà di farmacia dell’università di Torino, la produzione in loco di medicinali galenici.

Ho potuto in questi giorni rilevare come, i quattro missionari che gestiscono il centro Beniamino, fanno un lavoro straordinario ed eccezionale. IDEVALDO è il factotum di tutte le attività manuali e di manutenzione,LIDIA, sua moglie, è una vera “manager” che gestisce tutti i rapporti con le autorità locali e con le istituzioni in modo egregio, nonché le varie attività  del centro. Insieme ad Eunice lavorano nel centro medico facendo un lavoro che a volte sa più di dottoresse che da infermiere. Il pastore DAVIDE è un “vero” servo di Dio. Egli evangelizza e cura spiritualmente le anime,  e già a Funda si è formata una bellissima chiesa. Così il prossimo obiettivo a breve scadenza di AMEN è aiutare questa chiesa a costruire il locale di culto, in un terreno difronte al centro Beniamino, già recintato e con progetto già pronto. Infine EUNICE,come già detto, lavora al centro medico ed attivamente in tutte le opere che si svolgono nel centro, e collabora con il marito in tutte le attività spirituali.

Dato non trascurabile è il fatto che il centro dà possibilità di lavorare a 35 dipendenti. Tutti sono stipendiati dall’AMEN, e potete rendervi conto dei costi di gestione che il centro Beniamino comporta… è una grande opera, e a Dio sia tutta la gloria per ciò che è stato fatto; e per ciò che ancora rimane da fare, confidiamo che come Egli ha provveduto fino ad oggi, continuerà a provvedere.

AMEN non riceve finanziamenti da nessuno. Né dallo stato Italiano, né da quello Angolano… né dall’Unione Europea e né da altri enti o organizzazioni. AMEN è il risultato di una visione che Dio diede al pastore Remo Cristallo e al pastore Tonino Romeo, dopo un loro viaggio in Angola nell’ormai lontano 1997. Il sostegno dell’AMEN sono principalmente le adozioni a distanze (circa 400) e le offerte delle chiese che hanno fondato e che fanno parte dell’AMEN. I bilanci dell’Amen e i fondi sono gestiti in maniera limpida e trasparente da un Consiglio Nazionale formato da pastori, che sono tra l’altro gli stessi pastori delle chiese che finanziano l’Amen.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, i costi in Angola, su tutto, e anche su ciò che è indispensabile, sono molto più alti rispetto all’Italia. Esempio: un chilo di pasta costa 2 Euro, una bottiglia di acqua minerale (l’unica bevibile),  più di 1 Euro. Per non parlare di attrezzature, di materiali per l’edilizia ecc. ecc. dove i costi superano sempre, e di molto, quello che si spende in Italia.

Parlando di cifre, solo il costo del piatto caldo che si da ai bambini della scuola, attualmente è di circa 4.500 Euro mensili…; Dio sta provvedendo in maniera meravigliosa a tutti i bisogni del centro Beniamino. Ne vale la pena. L’emozione più forte che ho provato in questi giorni è stata Sabato sera, quando il pastoreDavide ha chiesto al fratello Remo Cristallo se potevamo recarci all’ingresso del centro, dove ci aspettava una famiglia alla quale la sorella Lidia aveva promesso una sedia a rotelle, per un bambino tetraplegico, che la mamma doveva portare sempre in braccio.

Non dimenticherò mai il sorriso di quel bambino… la gioia che emanava il suo viso, quando il pastore Remo lo ha preso in braccio, e lo ha messo seduto sulla sua nuova sedia a rotelle. Quella sedia era stata acquistata dal pastore Davide con i risparmi nella gestione di una delle attività del centro. Qualunque prezzo, per far sorridere un bambino così duramente colpito dalla vita stessa, non è nulla… dobbiamo solo confidare nel Signore che tante porte Egli ha aperto anche in questi giorni, continui ad aprirne altre…; tante persone, anche non credenti,  Dio sta usando per sostenere questo centro, e confidiamo che tante altre saranno sensibili al bisogno di chi è povero e bisognoso.

Una di queste potresti essere tu: COSA POSSO FARE PER AIUTARE ANCH’IO? Puoi fare molto:

–         Potresti prendere un bambino in adozione. Con sole 30 Euro al mese. Anche solo per un periodo di tempo.

–         Potresti fare un’offerta o delle offerte saltuarie.

–         Se sei un pastore potresti coinvolgere la tua chiesa nel progetto AMEN.

–         Potresti, se fai la dichiarazione dei redditi, devolvere il 5 per mille in favore dell’Associazione OnlusAMEN.

–         Potresti pregare che Dio sostenga questa opera e benedica questo lavoro per il Suo Regno.