La mia esperienza in Angola

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E’ il 25 Novembre 2013. E’ il  grande giorno, riparto per l’Africa!

Questa è stata per me la seconda esperienza, sono partita quindi con la consapevolezza di ciò che mi aspetta una volta arrivata in Angola. E adesso che sono ritornata, non posso tenere per me quanto ho ricevuto.

Durante il mio mese a Funda , ho avuto l’enorme fortuna di conoscere delle persone meravigliose e di fare delle esperienze dal valore unico. Ero felice di vivere e lavorare nel centro medico tra delle persone che mi hanno sempre accolto col sorriso. Perché lì le persone non chiedono nulla, le vedrai solo correre verso di te, sorridenti, per sapere come stai, per urlarti con gioia il loro saluto, per farti sentire che sei il benvenuto fra loro.

Impareranno subito il tuo nome e lo grideranno affinché tu sappia che non ti dimenticheranno mai.

Il centro Beniamino sta cercando di dare una risposta concreta non solo con programmi nutrizionali e assistenza sanitaria ma anche attraverso un programma scolastico completo.

Tutto questo grazie all’infaticabile lavoro dei missionari Lidia e Idevaldo, Oscar e Luisa e il pastore Davide ed Eunice, uomini che hanno consacrato una vita al Signore per davvero, scegliendo di vivere ai confini del mondo, lontano da ogni comforts e che dopo anni non sono ancora stanchi di donare amore a quella gente e di accogliere i più affaticati e oppressi.

A proposito dei missionari che abbiamo incontrato, che ci hanno accolto, e che ci hanno aiutato. Li vorrei ringraziare tanto per la loro testimonianza di vita, per il loro coraggio di rimanere con la gente, anche in situazioni difficili, per la loro capacità di amare, per il loro entusiasmo nonostante le malattie, le incomprensioni e a volte l’esperienza spiacevole di sentirsi usati.

Come non ricordare l’incontro con i giovani, nella chiesa, nei villaggi. Cercando di scambiarci, davvero alla pari, le nostre esperienze, la nostra cultura, i nostri sogni. Un centinaio di giovani, hanno animato la celebrazione dei culti con un tale entusiasmo, capace di farci rabbrividire per ore. Laggiù, dove manca tutto, forse la gente riesce con più facilità a ricercare l’essenziale, e con la pancia un po’ meno piena della nostra ha davvero fame dell’unico Pane di Vita.

Infine, ma non certo per importanza, ringrazio il Signore che mi ha accompagnata e ha guidato questo viaggio dal primo all’ultimo giorno.

Tornando a casa non si può far finta di niente,  la tranquillità di quel mondo che sembra lontano mille anni ti resta impressa. L’Africa si fa ricordare, si fa pensare, si fa mancare. Resta la tenerezza di un bimbo che ti afferra la mano e non te la lascia. Resta l’ amarezza per quelle mamme sedute per terra negli ambulatori in attesa di essere chiamate, per quelle capanne isolate, per i piedi rovinati e i vestiti stracciati.

E’ sicuramente un’esperienza che ci ha lasciato molto dispiaciute quando siamo dovute ripartire ma che ci ha anche lasciato una nostalgia di quella vita semplice basata esclusivamente sul rapporto umano.

Quello che ti porti dietro nel bagaglio interiore, quello che ti resta quando torni, non il ricordo di quel poco che fai, ma sono tutti i momenti vissuti.

Tanti, prima di partire mi hanno detto “Che coraggio, andare in certi paesi..” ma il difficile non è decidere di partire, il difficile è tornare a casa, riprendere la vita frenetica di tutti i giorni, senza che il pensiero non torni costantemente  a Funda, ai suoi bambini.

Non è il tuo mondo o meglio, non lo era. Ma messo a confronto a tutto questo, l’acqua corrente e le lenzuola pulite sono poi così importanti?

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